Il National Arbitration Forum ha reso noto che un altro grande attore ha fatto ricordo ad una procedura di arbitraggio: Anthony Hopkins ha combattuto ed ottenuto il nome a dominio AnthonyHopkins.com.
Il celebre attore ha infatti avanzato i propri diritti sul nome proprio, sebbene non ne detenga il marchio registrato. In ogni caso la registrazione del nome non è richiesta in quanto Hopkins può far valere i diritti legati al proprio nome e all’utilizzo che ne viene fatto.
Secondo l’accusa, inoltre, il proprietario del dominio conteso avrebbe volontariamente creato confusione ed attratto il pubblico con intenti commerciali. Il dominio è stato prontamente trasferito dal Panel.
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Dopo Paris Hilton, anche Pamela Anderson si unisce al gruppo di vip che combattono per un nome a dominio. La prosperosa attrice americana si è rivolta al National Arbitration Center per ottenere il nome a dominio PamAnderson.com, registrato nel Marzo 1997 secondo i dati di whois. Non si tratterebbe del primo caso di disputa affrontato dalla Anderson, che più di una volta si è trovata a reclamare domini troppo simili al proprio nome.
Ormai è prassi stabilita presso i Panelist che i nomi propri delle celebrità siano considerati come protetti da diritti, quindi, se non ci saranno grossi cambiamenti, è quasi certo che la disputa verrà vinta dalla Anderson. Attendiamo di sapere come si concluderà il caso.
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Il gigante dei social network Facebook ha appena ottenuto il nome a dominio Facebook.me grazie alla sentenza pronunciata da un panelist del WIPO. Si è trattato di una vicenda giudiziaria molto lunga. Secondo quanto emerge dai documenti, Amjad Abbas sarebbe stato accusato da Facebook di aver messo il dominio in vendita insieme ad altri per un prezzo minimo d’asta di $2.000. Anche gli altri domini messi in vendita non sono certo meno a rischio cybersquatting: altagoogle.com, oracle.me e trump.me.
Abbas si è giustificato dicendo di aver acquistato molti domini .me, .com e .net, che avrebbe conservato per più di sei anni per ragioni di collezionismo, soprattutto per quanto riguarda i domini unici. L’intenzione non era quindi quello di utilizzare i domini in cattiva fede, ma semplicemente di far puntare il domain name alla propria pagina personale di Facebook, così da avere “la pagina personale di Facebook più unica nel mondo”.
Abbas ha acquistato Facebook.me per $5.115.

La registrazione dei nomi a dominio .CO è iniziata da poco, con grande successo e, nonostante gli sforzi per eludere i malintenzionati, i cybersquatter sembrano avere la meglio. Il Washington Business Journal ha pubblicato una storia che racconta come alcune compagnie non abbiano registrato subito il proprio nome a dominio equivalente con estensione .CO e come i cybersquatter ne abbiano immediatamente approfittato, accaparrandosi tutti questi domini.
Si tratta di compagnie locali statunitensi, battute sul tempo dagli speculatori: squadre di calcio, compagnie legate ai media e appaltatori di contratti legati alla tecnologia.
Queste compagnie non sono state tempestive, non hanno agito come si dovrebbe e ora vedono i propri nomi a dominio in vendita sui siti di aste.
Questo il parere di William Schippert, uno di quelli che ha pensato bene di accaparrarsi questi domini per poi metterli in vendita, ma forse non si rende conto che si tratta di cybersquatting bello e buono e presto potrebbe trovarsi a dover affrontare diverse cause, soprattutto ora che si è esposto.

Cathie Jung, famosa per essere sul libro dei Guinness Dei Primati Mondiali come la donna “con la vita più stretta in una persona vivente”, con un giro vita di soli 38.1 centimetri, ha vinto il nome a dominio CathieJung.com.
La Jung si era rivolta all’Anticybersquatting Consumer Protection Act, con una denuncia specificamente rivolta al domain name e non a chi lo ha registrato, nello scorso Dicembre del 2009. Come la donna ha raccontato, il dominio era stato registrato da un disegnatore di corsetti e sembra che venisse sfruttato per farsi pubblicità.
Dopo mesi di attesa e trasferimento della causa, la Jung ha ottenuto il proprio nome a dominio.
Spesso capita di registrare domini che dedicheremo a fan-site di questo o quel prodotto, come nel caso degli entusiasti Apple che spesso utilizzano marchi come iPhone 4 o iPad, rischiando anche fastidiose conseguenze. Un esempio simile, che per una volta non prende in considerazione Apple, è legato alla vettura elettrica GM Volt, che tanto ha fatto parlare di sé negli Stati Uniti recentemente.
Un articolo del New York Times ha analizzato la vettura, riportando un link al sito GM-Volt.com, in realtà non affiliato a General Motors. A quanto pare, il sito non ufficiale riceve circa 75.000 visite al mese, niente di straordinario, e probabilmente il proprietario del sito ne guadagna qualcosa. Il problema è che General Motoros potrebbe ottenere il dominio molto velocemente tramite processo UDRP o tramite più classica denuncia in tribunale.
In particolare, il banner che annuncia come il sito non sia affiliato con GM diventa anche una pubblicità per la Ford, diretta concorrente. Il rischio di una azione legale, in questi casi, è sempre altissimo. Molto meglio non utilizzare grandi marchi registrati su siti amatoriali o non autorizzati.
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Dolce & Gabbana, casa di moda italiana molto amata e conosciuta in tutto il mondo, si è trovata a dover disputare un nome a dominio tramite il WIPO Arbitration and Mediation Center. Il dominio oggetto della disputa è dandg.com, che è sembrato troppo simile al marchio registrato “D&G”.
Il dominio contestato era stato anche messo all’asta, ma il WIPO ha l’ha bloccato consegnandola alla casa di moda.
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Abbiamo visto come, sin dall’annuncio ufficiale di iPhone 4, ci sia stata la corsa alla registrazione dei nomi a dominio contenenti il marchio registrato, ovviamente non da parte di Apple che, taciturna, assiste a questi fenomeni di cybersquatting senza muovere dito per ora.
Settimana scorsa Apple ha tenuto una conferenza stampa per parlare dei problemi di antenna di iPhone 4, offrendo come soluzione momentanea dei bumper gratuiti a tutti gli utenti. I bumper sono dei case in silicone che proteggono l’antenna del dispositivo. Natuaralmente la curiosità di verificare se fossero stati registrati domini legati ai bumper è stata soddisfatta dall’autore di Dot Weekly, il quale ha scoperto come i due nomi a dominio migliori fossero già stati presi.
Parliamo di BumperCase.com e AppleBumper.com. Ciò che però stupisce maggiormente è la data di registrazione dei due domini: il primo registrato il 7 Giugno 2010 e il secondo l’8 Giugno 2010, ben un mese prima dell’annuncio dei bumper gratis. In realtà le cover in silicone erano già state presentate insieme all’iPhone 4, ma non avevano ricevuto poi molta attenzione da parte del pubblico.
Il dominio BumperCase.com si conferma il migliore perchè non contiene direttamente il termine Apple, quindi è esente da possibili rivendicazioni sul marchio ed utilizza una keyword di ricerca perfetta.

Anche la ricca e capricciosa ereditiera Paris Hilton si è dovuta rivolgere al WIPO Arbitration and Mediation Center reclamando i diritti sul nome a dominio paris-hilton-perfume.net. “Paris Hilton” non è solo il nome dell’amata/odiata celebrità (??), ma anche un marchio registrato che rappresenta la sua linea di abiti e profumi per uomo e animali.
Il dominio Paris-hilton-perfume.net è stato registrato da Troy Rushton il 31 Marzo 2010 e, sebbene il caso non sia risolto, sappiamo bene come si concluderà. Cosa spinge persone come Rushton a scontrarsi con i grandi nomi, pur di mantenere un dominio?
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Google non perdona quando si tratta di nomi a dominio: tra le dispute attualmente in corso, si aggiunge quella per ottenere il nome a dominio GoogleDNS.org. Il gigante di Internet si sarebbe rivolto ancora al National Arbitration Forum reclamando i diritti sul nome a dominio, in quanto contenente il marchio registrato “Google”.
GoogleDNS.org è stato registrato da Haishan Zhao ed aggiornato il 18 Giugno 2010. La conclusione del caso è praticamente certa, ma in ogni caso attendiamo la sentenza definitiva.
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