
Prosegue il “caso iPad“: come ricorderete Apple non sembra aver registrato alcun dominio ufficiale legato all’ultimo gioiello della tecnologia, il computer tablet iPad. Abbiamo visto nei giorni scorsi come alcuni fantasiosi domainers abbiano registrato domini contenenti la parola iPad e, almeno per ora, non abbiamo visto alcun caso di rivalsa di Apple nei loro confronti.
Oggi troviamo su eBay ben quattro domini in vendita (con asta in scadenza nelle prossime ore) legati all’iPad: iPadOriginal.com, iPadTested.com, iPadEnjoy.com e iPadProven.com. Tutti e quattro hanno ricevuto una sola offerta (almeno fino al momento in cui sto scrivendo) ed è di appena 0.99 dollari.
Che si tratti di cybersquatting mi sembra chiaro: i domini contengono il marchio Apple e uno di questi allude apertamente “all’originalità” (discutibilissima). Apple reagirà prima o poi?
Alcune interessanti e davvero peculiari dispute per nomi a dominio sono state sottoposte all’UDRP del National Arbitration Forum per i domini Recent.net, Than.net e They.net. Si tratta di casi piuttosto complicati, la cui identità del denunciante non verrà rivelata sino a decisione raggiunta.
Come potete notare, si tratta di domain name davvero generici. Andando ad indagare nella storia che li caratterizza grazie al WhoIs, scopriamo che hanno in comune diverse caratteristiche:
Continua a leggere: Casi particolari sottoposti all'UDRP: Recent.net, Than.net e They.net
Il SIDN ha modificato i regolamenti riguardanti le dispute di nomi a dominio in Olanda. A partire da oggi le dispute dei nomi a dominio .nl vedranno la maggior parte delle comunicazioni che un tempo si muovevano via posta tradizionale recapitata per posta.
Per esempio si potrà presentare un ricorso a Ginevra esclusivamente tramite e-mail, evitando così la stampa di ben cinque fotocopie da includere nella versione postale.. I cambi effettuati per le regole delle risolunzioni delle dispute sono state cambiate, cercando quanto più di allinearsi alle UDRP (che vengono utilizzati per le dispute .com), entrati in funzione il primo marzo. In base alle regole riviste per i domini .nl, un ricorso può essere presentato senza alcuno sforzo, facendo giungere la richiesta al registrante del dominio via e-mail.
In ogni caso, per avere la sicurezza che il registrante abbia a mano la notifica della richiesta di ricorso, il WIPO invierà una lettera di segnalazione.
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Lufthansa,la più grande compagnia europea di volo, ha presentato un ricorso riguardo il dominio lufthansa-reisemarkt.com attraverso il WIPO. La compagnia ha sottoposto un ricorso all’ente richiedendo che il dominio in questione venisse trasferito a loro.
Lufthansa possiede parecchi marchi registrati con il marchio “Lufthansa”. Il team di legali di Lufthansa ha quindi presentato il ricorso affermando che il nome del dominio fosse simile in modo equivoco ai marchi da loro registrati. Inoltre si è fatta presente la cattiva fede del registrante: “il rispondente intendeva guadagnare profitto dalla confusione creata nell’utente internet, facendo credere di accedere al sito del ricorrente”.
Il Panel ha notato che vi è stato – inoltre – un tentativo da parte del rispondente di evitare l’intervento della procedura UDRP apparentemente tramite mezzi esterni alle corrette procedure.
Vi è stato infatti un cambio di proprietà del dominio allo scopo di rendere più difficile l’azione di difesa da parte del ricorrente nei confronti del rispondente, ma senza esito, in quanto la denuncia era stata comunque presentata prima del cambio di whois.
Poichè il rispondente non ha fornito un responso accettabile ed il ricorrente ha dimostrato tutti gli elementi, il panel ha ordinato di trasferire il nome a dominio dal rispondente al ricorrente.
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American Airlines, la linea aerea più importante degli Stati Uniti, ha recentemente vinto una disputa per nomi a dominio. La compagnia si è rivolta al National Arbitration Forum, richiedendo presso di sé il trasferimento del dominio advantagemiles.com.
L’American Airlines ha tutti i diritti sul marchio registrato “AAdvantage” e il dominio conteso è ritenuto troppo simile al marchio registrato. Il dominio, inoltre, è stato registrato in cattiva fede, ospitando link a offerte di compagnie concorrenti. Il proprietario del dominio, inoltre, traeva guadagni dal click sui link ospitati.
Il Panel ha quindi deciso in favore della compagnia aerea.
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La Disney Enterprises si trova ancora al centro di un caso di disputa per nomi a dominio. Questa volta la compagnia ne ha ottenuti due: diseny.com e dsiney.com. La Disney si è rivolta al National Arbitration Forum, richiedendo il trasferimento di proprietà dei due domain name.
La compagnia detiene ovviamente tutti i diritti sul marchio “Disney” e i domini contestati risultano eccessivamente simili, oltre che registrati ed utilizzati in cattiva fede. Ciò che in particolare viene contestato all’ex proprietario è che, registrando i due domain name, è stata violata la clausa che riguarda i diritti legali di terze parti legati a nomi e marchi.
Il proprietario dei due domini ha deciso quindi di rinunciare a tutti i diritti.
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Si discute da più di un anno dell’introduzione di nuovi top level domain, fortemente voluti ed introdotti dall’ICANN. L’aumento dei TLD comporta però qualche perplessità: possibile che il cybersquatting aumenti esponenzialmente, comportando un aumento di domini registrati solo per speculazioni e fini illeciti?
Minds+Machines ha pubblicato un rapporto a riguardo, tranquillizzando il pubblico: la possibilità di cybersquatting per i nuovi TLD è bassa. Il rapporto parla di un massimo di 300 casi tra tutte le nuove estensioni che verranno introdotte dall’ICANN.
Per affermare ciò, il rapporto confronta il cybersquatting per i domini .com o .net con quello registrato per le estensioni “secondarie” come .info. Le estensioni secondarie registrano decisamente meno casi di denuncia all’URDP. È possibile ritenere affidabile un simile metro di paragone? Ritengo che sia troppo approssimativo. Non è ancora noto il numero totale di estensioni che verranno approvate ed introdotte, è quindi impossibile fare una stima ragionata dei casi.
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Tyler Moore e Benjamin Edelman della Harvard University, attraverso una attenta analisi dei dati hanno scoperto che Google potrebbe guadagnare circa mezzo miliardo di dollari annualmente attraverso le azioni di cybersquatting.
Cyberquatting è l’atto di registrazione di un dominio con errori di battitura, variazioni rispetto a marchi registrati ecc con l’intento malefico di raccogliere traffico dai siti originali. Un grande esempio di sito che ha subito questo trattamento è ccnn.com. Alcuni utenti digitano una C di troppo nel comporre l’acronimo“CNN”, e vengono inviati ad una pagina di pubblicità.
Quale è il cardine attorno al quale tutto ruota? I soldi, ovviamente. Se abbastanza persone fanno errori di battitura e vengono dirottati ad un sito “cybersquattato”, il proprietario di quel sito guadagna dei soldi(partendo dal presupposto che il visitatore clicchi sui link, cosa che abitualmente viene fatta, se la pubblicità è ben contestualizzata).
Continua a leggere: Google guadagna fino a 500 milioni di dollari dal cybersquatting?

Burger King, la famosa catena internazionale di fast food, ha vinto una disputa per nome a dominio. Burger King si è infatti rivolta al National Arbitration Forum per ottenere il dominio burgerkingdelivered.com.
Naturalmente la catena possiede tutti i diritti sul marchio “Burger King” e il dominio conteso vi risulta troppo simile, risultando inoltre registrato in cattiva fede. Il proprietario del dominio, infatti, traeva in inganno gli utenti dirottandoli su un ulteriore sito che offriva la consegna a domicilio dei prodotti di Burger King, insieme a prodotti di ristoranti e fast food concorrenti.
Il panel ha quindi deciso in favore della catena americana, ordinando il trasferimento del dominio.
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Facebook ha tenuto una conferenza incredibilmente interessante al Mobile World Congress 2010, presentando la strategia del più amato social network per il mercato mobile. A questo proposito è stato presentato Facebook Zero. Si tratta di un servizio che verrà lanciato nel corso delle prossime settimane e che costituisce una versione base e semplificata del sito mobile di Facebook.
Ebbene, dopo una presentazione perfetta, qualcuno ai piani alti di Facebook deve essersi mangiato le mani: la compagnia si è dimenticata di registrare il domain name FacebookZero.com. Subito dopo l’annuncio di Facebook Zero, un velocissimo domainer Cinese ha registrato il nome a dominio. In realtà Facebook intende utilizzare l’URL zero.facebook.com, ma non possedere un dominio come FacebookZero.com costituisce un discreto svantaggio.
Quasi certamente Facebook ricorrerà agli avvocati per ottenere il dominio; non resta che attendere ed osservare.
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