
Osservando il crescente sviluppo dei data center nell’arco dell’ultimo anno, il 2010, salvo anomali fenomeni di controtendenza, sarà un grande anno. Stando ad una recente inchiesta condotta da Digital Realty Trust, quasi un terzo dei data center aziendali si è espanderà nell’arco dei 12 mesi.
Inoltre più dell’80% dei data center hanno in previsione di espandersi nei prossimi due anni. La motivazione più diffusa di questa scelta di investimento sta non nella necessità di aumento di spazio, ma nel bisogno di maggiore potenza. Molte compagnie hanno dovuto temporeggiare nel 2009 a causa di mancanza di credito.
Fortunatamente l’economia continuerà a migliorare nell’arco di quest’anno e le aziende avranno meno problemi nell’ottenere finanziamenti e prestiti da utilizzare per nuovo spazio per i data center.
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Google ha annunciato l’introduzione di una strategia di Disaster Recovery completa per i servizi di Google Apps, ovvero tutti i servizi online che il colosso offre. I downtime che hanno colpito Google ultimamente, soprattutto Gmail, hanno convinto la compagnia a cercare una strategia più accorta nella gestione dei dati.
Google ha illustrato alcune delle idee sfruttate dalle maggiori compagnie di hosting, spiegandone i motivi per i quali non sono adeguate. Un esempio è l’utilizzo di SAN, che risulta essere una soluzione eccessivamente costosa. Ecco che quindi Google spiega come sia più logico avere numerosi data center nei quali replicare e custodire i dati e i servizi, prevenendo i downtime.
La strategia di recovery di Google utilizza due variabili: RTO, ovvero Recovery Time Object, e RPO, ovvero Recovery Point Object. Si tratta di due variabili che incidono sulla ritorno online di un servizio dopo un downtime.
Google quindi collega tutti propri data centers, replicando i dati e il carico di lavoro, per supplire il non funzionamento di un data center con un altro immediatamente pronto.
Via | Google
Il cloud computing è il futuro dell’hosting e l’interesse delle grosse compagnie vi si è rivolto man mano maggiormente. Anche Apple si è rivolta al cloud computing: sembra che, nei giorni scorsi, Apple abbia discusso con alcune delle principali major cinematografiche un’idea interessante. Si discute di permettere agli utenti iTunes di acquistare e archiviare i contenuti sui server della Apple stessa.
I film e i programmi televisivi acquistati dall’iTunes Store e successivamente archiviati potranno essere utilizzati da qualsiasi dispositivo connesso ad Internet.
Si tratta di una possibilità non ancora confermata, ma i rumor scatenano già discussioni e possibili proiezioni. Non resta che attendere conferme da Apple.
Via | MelaBlog

La moda delle grandi imprese in ambito di data center è quella di consolidare le proprie infrastrutture. Il governo degli Stati Uniti non vuole essere da meno e pianifica una drastica riduzione del numero di data center operativi nel paese. con l’intenzione di rendere più efficienti quelli rimasti.
Nel corso degli ultimi 10 anni, il numero di data center è raddoppiato raggiungendo l’incredibile cifra di 1.100 infrastrutture. Ciascuno di queste consuma 6 mila milioni di KwH all’anno. Se non si arriva ad una soluzione concreta, il consumo di energia potrebbe raggiungere i 12 mila milioni di kwH in breve tempo.
Consolidare un numero contenuto di data center aiuterà sia il mercato hardware, poichè il governo investirà soldi in nuovi server e in equipaggiamenti più aggiornati, oltre ad aiutare l’ambiente. Ciò che si teme è il risvolto della medaglia: meno data center compoterà anche meno posti di lavoro?
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Cosa succede quando una compagnia si trova a gestire un data center troppo vecchio e costoso? Se ne libera, senza pensarci due volte, soprattutto in un momento in cui la tendenza sembra essere quella di “compattare” le proprie strutture per risparmiare spazio e costi.
Ecco che eBay ci fornisce un esempio. La compagnia nei giorni scorsi ha trasferito gli ultimi impiegati ancora attivi nel data center di Sacramento, abbandonandolo. eBay ha però deciso di migrare la manodopera verso una nuova struttura. La maggior parte dei server presenti nel data center (vecchio otto anni) verranno venduti, trattenendone solo uno per la nuova struttura.
Il data center di Sacramento è solo uno dei tanti che eBay sta chiudendo e rimpiazzando con strutture più moderne. Nella foto in apertura potete vedere le ultime operazioni di smantellamento, seguite da festeggiamenti con pasticcini.
Via | eBayDC

Da quanto Steve Jobs ha presentato l’iPad, i dibattiti sulla rete si sono sprecati e anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo affrontato il discorso dal punto di vista dei domain name: sembra che Apple non abbia tenuto da parte alcun dominio dedicato. Una impresa di collocazione per data center ha deciso di sfruttare il fenomeno lanciando il domain name iPadcolo.net. Si tratterebbe di una impresa di hosting per iPad che funzionano come server Web, di posta elettronica e via dicendo.
Il sito legato al dominio parla di un iPad con 64GB di memoria in un data center dedicato. Secondo quanto dichiarato, gli iPad funzionano con connessione Wi-Fi e sono sistemati in rack simili a quelli dei data center comuni.
Si tratta forse di uno scherzo? Ebbene sì. La verità è che il dominio fa parte di un progetto di marketing per imporsi sul mercato come provider specializzato per i sistema operativo OS X. Apple reagirà?
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Un report della Dell’Oro Group rivela come il mercato degli switch ethernet sia cresciuto del 20% nell’ultimo trimestre del 2009. Cisco, HP e Juniper, tre delle grandi compagnie, hanno raggiunto guadagni da 600 milioni di dollari e le ricerche di mercato prevedono una ulteriore espansione nel 2010.
Alan Weckel, direttore della Ethernet Switch, ha dichiarato:
Il budget del fine anno scorso e le limitazioni del trimestre dell’anno precedente hanno portato una spinta al mercato, che continuerà ad espandersi nel 2010, soprattutto se il 10 Gigabit Ethernet continua a crescere non solo come tecnologia per la connettività server, ma anche come tecnologia più generica per i data center.”
La notizia arriva in contemporanea con quella di Cisco che porrà fine alla partnership con HP. IBM, partner di Juniper, intende invece espandere il proprio parco servizi, acquistando più router e switch. I data centers continuano a crescere sia in numero che in dimensioni, quindi la domanda continuerà a crescere.
Via | InformationWeek
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Quanto è grande il nuovo datacenter di Apple, chiamato ovviamente iDataCenter, situato a Maiden, in North Carolina, Stati Uniti? Si tratta di una struttura piuttosto importante, come mostrato nel video con visuale aerea che trovate in apertura. Ragionando in termini di misure americane, si tratta di una struttura grossa 500.000 square foot, circa 46 mila metri quadrati .
La struttura, costata 1 miliardo di dollari, è grossa circa cinque volte il data center di Apple attualmente situato in California. Quest’ultimo è visto come componente essenziale nella strategia di cloud computing di Apple.
Se Intel cerca di ridurre drasticamente il numero dei propri data center, Yahoo invece rende noto di averne aperto uno nuovo, a La Vista in Nebraska. Sarà la struttura più grossa fino ad ora costruita dalla compagnia: in misure americane, si tratterà di una struttura da ben 180.000 square feet con una batteria di 100.000 server al suo interno, la maggior parte dedicato al servizio di posta elettronica offerto da Yahoo.
Al suo interno vi lavoreranno 50 persone. Nonostante la compagnia non versi in una situazione finanziaria particolarmente rosea, Yahoo continua ad investire in infrastrutture.
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Intel dà i numeri: 97 data centers e 100.000 server. Ecco le strutture utilizzate dalla compagnia, che sta puntando tutto nell’ottimizzazione dei propri data center. Intel intende infatti utilizzare il 70% dei server attualmente posseduti per utilizzarli in test e per lo sviluppo di nuove soluzioni. Il restante 30% funge da supporto.
I più esperti si accorgeranno che non si tratta di numeri poi così vertiginosi per una compagnia mondialmente nota, ma Intel intende addirittura diminuire drasticamente il numero delle infrastrutture. Da 97 data center a soli 8, che verranno dislocati tra Asia, Europa e America.
Per diminuire così drasticamente il numero dei propri data center, Intel ha deciso di utilizzare moduli che contengano dai 7 ai 10.000 server ciascuno, risparmiando così spazio, garantendo una maggiore flessibilità e facilità nella manutenzione.
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