Se vi è mai stato impedito di prendere un volo a causa dell’overbooking o avete dovuto fare lunghe code per entrare nei parchi divertimento, vi è probabilmente familiare il concetto di overselling.
Quello che in pochi sanno è che, come tutti gli altri fornitori di servizi, anche i web host sono spesso colpevoli di “sovraffollamento” dei server, dovuto al fenomeno dell’overselling. I provider di servizi di hosting, salvo richieste specifiche, utilizzano gli stessi server in condivisione su più utenti allo scopo di tenere i prezzi bassi e incrementare i profitti, arrivando spesso ad avere migliaia di clienti su un singolo server.
Questo tipo di comportamento funziona fino a quando non avviene una eccessiva richiesta di risorse da parte di un singolo sito, comportando quindi un rallentamento (se non addirittura uno stop) del servizio per tutti gli altri utenti che si appoggiano sullo stesso server.
Mentre si è certi che quasi tutti i web host tendano ad utilizzare questa tecnica, ve ne sono alcuni noti per l’abuso che ne fanno. Esistono infatti casi storici di problematiche di stabilità e down avvenuti all’inizio dell’anno scorso legate proprio all’overselling di un noto provider americano.
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Un gran numero di servizi di hosting offrono il domain forwarding gratuito. Di cosa si tratta esattamente? Il domain name forwarding permette di reindirizzare i visitatori dal vostro dominio ad una URL specifica. Ad esempio, possiamo chiedere al nostro host di reindirizzare tutti i nostri visitatori dal sito domini.it a unaltrosito.it, o mostrare una schermata come “pagina in costruzione”.
Non è necessario installare alcuno script, ma il nostro domain name dovrà puntare ai name server del servizio di host. Il domain forwarding può essere utile se vogliamo che gli utenti continuino a visitare il nostro sito anche quando è in costruzione o si è spostato su una nuova URL, ma presenta comunque limitazioni.
Si tratta di una scelta che non piace ai motori di ricerca, in particolare a Google, e va comunque pagato il prezzo dell’hosting.
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Il cloud computing è il futuro dell’hosting e l’interesse delle grosse compagnie vi si è rivolto man mano maggiormente. Anche Apple si è rivolta al cloud computing: sembra che, nei giorni scorsi, Apple abbia discusso con alcune delle principali major cinematografiche un’idea interessante. Si discute di permettere agli utenti iTunes di acquistare e archiviare i contenuti sui server della Apple stessa.
I film e i programmi televisivi acquistati dall’iTunes Store e successivamente archiviati potranno essere utilizzati da qualsiasi dispositivo connesso ad Internet.
Si tratta di una possibilità non ancora confermata, ma i rumor scatenano già discussioni e possibili proiezioni. Non resta che attendere conferme da Apple.
Via | MelaBlog

Una delle problematiche in cui spesso incorrono i nuovi proprietari di domini, e quindi di siti, è la gestione del materiale coperto da copyright. Mettiamo il caso che si voglia ospitare un video musicale sul proprio dominio, oppure offrire in download una canzone o ancora utilizzare una immagine di un altro sito. Tutto ciò è possibile senza nessuna cautela? No, a meno che non si abbia l’autorizzazione del proprietario del copyright per poter utilizzare il contenuto.
L’infrazione del copyright è considerata reato e, sebbene i servizi di hosting non siano responsabili per l’azione del cliente, essi possono essere comunque accusati per non aver posto fine all’infrazione in tempi rapidi. Se il vostro servizio di hosting riceve una segnalazione per ciò che riguarda un vostro contenuto di un altro proprietario dei diritti, la conseguenza più naturale è che vi troviate rimossi dai loro server, perdendo così ogni quota versata per il pagamento dei servizi.
Questo è ciò che accade nella grande maggioranza dei provider europei e nord-americani. Le compagnie di web-hosting in paesi in via di sviluppo sono spesso molto meno rigidi nell’osservanza delle leggi sul copyright.
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Esiste un servizio di web hosting anonimo? Alcuni servizi di questo tipo hanno fatto la propria comparsa per ospitare siti dal contenuto controverso o illegale secondo la propria giurisdizione. Spesso dislocati nelle zone più remote di paesi lontani, queste compagnie promettono di mantenere le vostre identità segrete in cambio di un sovrapprezzo.
Vale la pena di sobbarcarsi questa spesa in più? Ipotizzando che stiate hostando qualcosa di controverso, ma legale, non ne vale la pena. Qualsiasi servizio di web hosting con un minimo di reputazione proteggerà le vostre informazioni da occhi indiscreti.
Esporsi a compagnie di web hosting anonimo può anzi essere più pericoloso: non sono legalmente obbligate a proteggere i vostri dati sensibili e potreste addirittura trovarvi preda di qualche truffa.
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Windows Azure, il servizio di cloud computing, è stato ufficialmente lanciato in 21 nazioni, tra le quali anche l’Italia. Nei mesi scorsi abbiamo parlato spesso del cloud computing di Microsoft, che pare distinguersi dai concorrenti come Amazon.
Azure si basa su paradigma PaaS e tra i suoi obiettivi vi è quello di offrire una piattaforma nella quale gli sviluppatori possano creare software. Per il momento il cloud di Azure si rivolge soprattutto al mondo enterprise.
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myLittleTools, un provider di servizi basati su MS SQL Server, ha presentato oggi myLittleAdmin v3.6. La compagnia ha fieramente illustrato come myLittleAdmin sia il primo strumento di gestione via web di MS SQL Server 2005 e 2008. L’applicazione ha già sviluppato, nelle sue iterazioni precedenti, un largo portfolio di clienti tra le principali società di web-hosting ed è completamente integrato con i migliori pannelli di controllo (Parallels Plesk, Parallels Helm, DNP, HC, ecc.)
Il producer di myLittleAdmin ha inoltre mostrato come gestire i principali oggetti dei database e server di MS SQL Server tramite un comune web browser.
Il sistema è stato sviluppato per poter gestire in modo sicuro e web-oriented singoli o multipli database legati a siti internet o ad applicazioni web-front. Il prezzo rimane inalterato rispetto alle precedenti versioni sviluppate: 990 dollari per la singola istanza MS SQL Server o 9.990 dollari per una licenza Datacenter.
I clienti delle precedenti versioni potranno eseguire l’upgrade gratuitamente.
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Il mondo del web hosting non rimane indifferente alla tragedia che ha colpito la popolazione di Haiti recentemente. Hosting For Haiti è il progetto che riunisce la grandi compagnie di web hosting di tutto il mondo, pensato per aiutare la popolazione.
L’iniziativa vuole sensibilizzare anche il mondo dell’hosting, richiedendo fondi da devolvere totalmente alla Croce Rossa Americana, sul posto per fornire aiuti. Al momento hanno aderito quindici grandi compagnie, ma il progetto di configura per essere aperto a tutti i volontari. Il progetto è approdato anche su Twitter, all’indirizzo http://twitter.com/hostingforhaiti.
Foto | Hosting For Haiti

Alcuni utenti che si affacciano al mondo dell’hosting spesso si chiedono quale sia il miglior pannello di controllo da utilizzare. La scelta di solito ricade tra Ensim (Control Panel X di Parallels), Plesk o cPanel. cPanel può essere un’ottima scelta per i seguenti motivi:
Molti servizi di hosting offrono cPanel di default.
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Il trend del momento è il cloud computing: la sua espansione a macchia d’olio e l’adozione di servizi sempre più innovativi investono il mondo dell’hosting. Microsoft, dopo aver creato Windows Azure, si unisce ad HP in un accordo per la realizzazione di prodotti completi, che vadano dalla infrastruttura al software, per il cloud computing.
HP diventerà il partner escusivo di Microsoft per la realizzazione di hardware da utilizzare nei propri data center e più nello specifico in Azure, diventando un vendor “dedicato. L’accordo tra le due compagnie mira a realizzare soluzioni più semplici da gestire e perfettamene integrate.
Attendiamo i primi risultati dell’accordo quindi.
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