
Volendo dare una risposta veloce alla domanda, i registrar hanno due name server perchè devono rifarsi alla normativa RFC 1034, pubblicata dall’Internet Engineering Task Force (IETF). Ma c’è una buona ragione per tutto ciò.
L’intento dello standard è quello di assicurare che i i name server siano dotati di ridondanza. Se uno dei due server cade, è sempre “vivo” il secondo, mantenendo così infatti intatta la possibilità di instradare gli utenti internet verso i siti registrati presso i fornitori di nome a dominio. Inoltre, i siti con carichi pesanti possono esssere ripartiti tra due name server.
Per le ragioni di cui sopra, l’intento è, quando sia possibile, di avere due name server diversi, in due luoghi diversi, i quali sfruttino due diversi indirizzi IP. Se avete un vostro server e non vi potete appoggiare ad un altro server per il DNS, si raccomanda di sfruttare uno dei tanti servizi di DNS a basso costo: si salvano così, tempo, denaro e si aderisce meglio agli standard.
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Rod Beckstrom, CEO e presidente dell’ICANN, ha commentato il piano strategico dell’ICANN per Luglio 2010-Giugno 2013. Ecco le sue dichiarazioni:
Il meeting dell’ICANN in Seoul è stato il mio primo evento come CEO, ed è avvenuto in concomitanza con il lancio dell’ICANN Strategic planning process, uno strumento essenziale per la pianificazione delle operazioni e del budget dell’ICANN. Basandomi sulla mia esperienza nell’ICANN, mi sono interessato al processo che porta al planning negli anni scorsi, identificando gli argomenti chiave:
- stabilità e sicurezza del DNS
- scelta del consumatore, competizione ed innovazione
- IANA e operazioni essenziali
- un ecosistema Internet sano
Questi quattro focus costituiscono i blocchi essenziali per l’identificazione degli obiettivi da ottenere, per i progetti dell’ICANN.
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Un CNAME, o Canonical Name record, è un tipo di record presente nel DNS che permette agli utenti di specificare un alias per un nome a dominio. Ad esempio, è possibile creare un alias di domain1.com utilizzando domain2.com. Più normalmente viene utilizzato per creare alias per sottodomini, incluso il più comune www.
Spesso il registro standard di un dominio implementerà una “wildcard”, cioè *. Esso andrà a sostituire qualsiasi altro carattere: questo permetterà di risolvere ogni sottodominio (e di gestire il “www.”). Se così non è avrà bisogno di una soluzione come questa:
www.domain1.com. CNAME domain1.com.
Oppure:
ftp.domain1.com. CNAME sftp.domain1.com.
Molti server di posta utilizzano un sottodominio mail:
mail.domain1.com. CNAME domain1.com.
I record CNAME sono molto utili anche quando puntano a domini esterni, in particolar modo quando si utilizzano servizi di cloud come Google Apps.
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Il gruppo legato al progetto OpenDNSSEC ha annunciato oggi la disponibilità del proprio software open source che renderà più semplice ai provider di servizi Internet, compagnie di web hosting e operatori di nomi a dominio, il miglioramento della sicurezza su Internet.
OpenDNSSEC integrerà le estensioni di sicurezza dei nomi a dominio (DNSSEC) nel sistema IT già esistente, senza richiedere modifiche all’infrastruttura.
Il DNSSEC rende sicure le informazioni utilizzate per tradurre i domain name in un indirizzo per i computer, aggiungendo una “firma” crittografata sicura. Quando le informazioni vengono recuperate a seguito di una query, anche la firma viene restituita.
Il computer che elabora la query elabora le informazioni legate alla firma. Poichè è impossibile creare la corretta firma senza una chiave di sicurezza, l’informazione ricevuta deve essere sicuramente autentica.

Spesso l’ICANN è stato oggetto di critiche per il presunto sperpero di soldi legato agli eventi e agli stipendi dei propri dipendenti più in vista. Lo stesso ICANN ha deciso di pubblicare gli stipendi dei propri dipendenti più “importanti”, includendo il direttore generale Rod Beckstorm. Poichè l’ICANN è teoricamente una organizzazione senza scopo di lucro, questo tipo di dati vanno obbligatoriamente forniti.
Rod Beckstrom ha dichiarato di prendere 750.000 dollari all’anno, pià alcuni extra. Il secondo impiegato più pagato prende ben 201.000 all’anno! Per essere una organizzazione senza scopo di lucro, sembra che gli stipendi siano molto simili a quelli di grandi imprese. .
In tempo di crisi, poi, risultano cifre davvero incredibili da giustificare.
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Gli Emirati Arabi saranno davvero i primi in assoluto a lanciare i domain name con caratteri non latini quest’anno. La notizia è stata confermata ancora una volta dal regolatore delle telecomunicazioni locale.
Mohammed al Ghanim, il direttore generale dell’organo competente Telecommunications Regulatory Authority (TRA), ha infatti spiegato e ribadito come prima fosse possibile utilizzare solamente nomi a dominio contenenti i 26 caratteri dell’alfabeto latino più i numeri romani.
Ha quindi dichiarato:
Abbiamo avuto il permesso di utilizzare domain name internazionali in caratteri arabi, estendendo i contenuti online a tutta la popolazione araba
È stato stimato che solo l’1% di tutti i contenuti presenti su internet siano in caratteri arabi; ben poco per una delle lingue più parlate al mondo. Gli Emirati Arabi utilizzeranno il suffisso “.Emarat”, l’Arabia Saudita utilizzerà “.AlSaudiah”, l’egitto utilizzerà il suffisso “.Egypt” e la Russia “.rf”.
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Il Domain Name System (DNS) è messo in continuo pericolo dagli attacchi, sempre più frequenti. Google pensa di fornire un proprio servizio DNS per garantire una maggiore protezione, l’ICANN non è da meno.
Anche l’ICANN sta cercando soluzioni per rendere più sicuro il domain name system e il primo passo è stato fatto implementando il DNSSEC su uno dei 13 root server del DNS. L’implementazione è avvenuta in collaborazione con il dipartimento del Commercio USA e la VeriSign. Questa modifica verrà presto estesa a tutti i root server del sistema.
L’utilizzo del DNSSEC comporta passaggi difficoltosi dal punto di vista tecnico, quindi ci vorrà tempo e pazienza per la completa adozione, ma consente una maggiore sicurezza nella trasmissione dei dati tramite DNS.
Via | ICANN

L’ICANN ha inviato una notifica di termine dell’attività al Registrar di New Orleans DomainCannon, riportando come motivazione una serie di infrazioni commesse dallo stesso. Il registrar non ha pagato la bellezza di $186.598 dollari all’ICANN di tasse.
Inoltre il sito del Registrar non era raggiungibile e non era possibile effettuare il WhoIs. Secondo la prime statistiche, DomainCannon ha ben 11.729 domini registrati. Attendiamo sviluppi eventuali.
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Il CENTR, ovvero il Consiglio Nazionare Europeo dei Registry di Primo Livello, ha creato un video che aiuterà gli utenti a comprendere meglio il funzionamento del sistema dei nomi a dominio, il DNS.
Il CENTR sembra aver fatto un ottimo lavoro: il video risulta semplice e chiaro, adatto anche al pubblico meno avvezzo all’argomento.
Grazie alle immagini possiamo vedere tutto il processo di risoluzione di un URL, dalla “chiamata” del browser ad una pagina concreta di Internet, dalla decodificazione del domain name e la connessione dei dati al rispettivo server.
David Olive è stato nominato vice presidente del policy development team dell’ICANN di Washington D.C. Olive ha subito dichiarato:
L’ICANN è indubbiamente una delle entità tra le più importanti al mondo in termini di gestione della Internet governance.
Olive si dice felice di poter lavorare in una posizione in cui può sviluppare la propria passione per gli affari internazionali e l’ambito delle polocy tecnologiche. Rod Beckstrom, CEO e presidente dell’ICANN, ha dichiarato:
Le capacità di Olive lo rendono il candidato perfetto per il ruolo. Il nostro modello di policy, sviluppato secondo logica bottom-up, è unico nel suo genere e fornisce alla nostra comunità internazionale una regola strumentale per lo sviluppo delle regole dell’ICANN.