
Uno degli utilizzi più gettonati per l’introduzione di nuovi TLD è quello per i singoli brand e marchi delle compagnie: un esempio in questo senso è stata Canon con la richiesta di una estensione .canon.
Il Japan Network Information Center, l’ente che fornisce la registrazione e l’assegnazione di indirizzi IP in Giappone, ha contestato questa nuova visione, affermando che:
Il processo per la richiesta di nuovi gTLD si basa su un report GNSO del Board, “Introduction of New Generic Top-Level Domains” datato 11 Settembre 2007. Il report è un elenco di policy e raccomandazioni per l’introduzione di nuovi TLD per il business, ovvero TLD pensati per la registrazione di terzi parti di nomi a dominio di secondo livello nel TLD stesso. Ciò viene ribadito nei punti Recommendation 1(p.19), Recommendations 16 e 19(p.21). È quindi ovvio come questo tipo di TLD proprietari siano fuori del campo di applicazione della richiesta di nuove estensioni. Esortiamo l’ICANN a definire in modo chiaro questa cosa nella versione finale delle policy per la richiesta di nuovi gTLD.
Sono molte le voci contrarie al parere del JPNIC. Voi pensate sia giusto che ogni compagnia possa possedere il proprio TLD?
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Il web hosting Linux: di cosa si tratta e quali sono le caratteristiche? Un brevissimo video riassume le caratteristiche principali di questo tipo di hosting, come breve reminder per i meno esperti che si trovano a scegliere il tipo di hosting ideale. Breve, ma efficace!

La compagnia tedesca che si occupa di vetri e componenti, la Schott AG, ha richiesto di ottenere il marchio registrato presso l’U.S. Patent and Trademark Office per una estensione “.schott” con la seguente motivazione: “registrazione di nomi a dominio (servizio legale), gestione dei nomi a dominio, vendita o registrazione di nomi a dominio, locazione di nomi a dominio e trading di nomi a dominio”.
Le motivazioni della richiesta potrebbero essere due: la compagnia vuole proporre ed acquisire il proprio TLD .schott, un po’ come Canon vorrebbe fare con .Canon, oppure cerca di proteggersi dall’introduzione di nuovi TLD che potrebbero utilizzarne il marchio.
La richiesta di marchio registrato è stata per ora rigettata.
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Apple ha comunicato i risultati finanziari per il terzo trimestre fiscale dell’azienda e, durante la conferenza stampa dedicata, ha svelato la costruzione di un enorme data center nel North Carolina. La struttura è costata un miliardo di dollari e sarà pronta entro la fine del 2010.
La costruzione è iniziata nell’Agosto del 2009, con i primi rumor a riguardo del futuro utilizzo. La struttura è grande 50.000 metri quadri e ospita un numero enorme e di server. Nessun dettagli in più al momento: attendiamo di vedere il primo video dell’enorme struttura.

Abbiamo visto come, sin dall’annuncio ufficiale di iPhone 4, ci sia stata la corsa alla registrazione dei nomi a dominio contenenti il marchio registrato, ovviamente non da parte di Apple che, taciturna, assiste a questi fenomeni di cybersquatting senza muovere dito per ora.
Settimana scorsa Apple ha tenuto una conferenza stampa per parlare dei problemi di antenna di iPhone 4, offrendo come soluzione momentanea dei bumper gratuiti a tutti gli utenti. I bumper sono dei case in silicone che proteggono l’antenna del dispositivo. Natuaralmente la curiosità di verificare se fossero stati registrati domini legati ai bumper è stata soddisfatta dall’autore di Dot Weekly, il quale ha scoperto come i due nomi a dominio migliori fossero già stati presi.
Parliamo di BumperCase.com e AppleBumper.com. Ciò che però stupisce maggiormente è la data di registrazione dei due domini: il primo registrato il 7 Giugno 2010 e il secondo l’8 Giugno 2010, ben un mese prima dell’annuncio dei bumper gratis. In realtà le cover in silicone erano già state presentate insieme all’iPhone 4, ma non avevano ricevuto poi molta attenzione da parte del pubblico.
Il dominio BumperCase.com si conferma il migliore perchè non contiene direttamente il termine Apple, quindi è esente da possibili rivendicazioni sul marchio ed utilizza una keyword di ricerca perfetta.

L’evento dedicato al web hosting, HostingCon 2010, ha ufficialmente preso inizio negli Stati Uniti (in Texas) e si tiene nello Austin Convention Center. La conferenza internazionale si terrà fino al 21 Luglio 2010 e accoglie tutte le aziende del settore, con ovvia prevalenza statunitense.
Come in passato, l’evento raccoglie un altissimo numero di adesioni e affronta tutti gli argomenti tecnici di sorta. Anche gli ospiti sono di grande caratura. Attendiamo qualche resoconto dai blogger presenti all’evento.
Come preannunciato ieri, i domini .CO sono aperti alla registrazione del pubblico. Contemporaneamente alla notizia, veniamo a conoscenza del primo record segnato dall’estensione .CO: Overstock.com ha annunciato l’acquisto del nome a dominio O.CO direttamente dal Registry ufficiale per l’incredibile cifra di $350.000.
Il dominio, oltre ad essere raro ed ambito poichè ad una lettera, è stato acquistato per portare il marchio anche in Colombia, diffondendolo e rendendolo riconoscibile secondo la campagna di marketing intrapresa dalla compagnia.
Insieme a O.CO, la compagnia ha ottenuto domini non specificati, ma correlati al brand. Patrick Byrne, CEO di Overstock.com, ha dichiarato:
La lettera O è una parte importante e riconoscibile del nostro brand.

Tra le vendite di domini all’asta degne di nota, riportiamo questa settimana Idol.com, nome a dominio venduto a $155.500, ovvero 120.000 Euro. Idol in inglese significa “idolo” ed è una parola in auge anche grazie al successo televisivo di trasmissioni come “American Idol”, per l’appunto.
Non dimentichiamo poi che l’estensione .com è la più apprezzata sul mercato, il che giustifica la cifra d’acquisto.
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C’è poco da aggiungere a questo video: una breve ed elementare spiegazione sul webhosting. Di cosa si tratta e come funziona: un video semplice da comprendere anche per chi non è molto avvezzo all’inglese. Buona visione.

Microsoft ha stretto allenza con Dell, HP e Fujitsu per vendere i propri server preconfigurati Azure di Microsoft, allo scopo di fornire strumenti già pronti per l’hosting. Questi server permetteranno alla compagnia di utilizzare il cloud privato, con il quale potranno hostare le proprie applicazioni o organizzarle nei vari data center interni, andando a differenziarsi dal cloud pubblico, nel quale le applicazioni vengono affidate a data center esterni.
I clienti di questo tipo di progetto sono le grandi compagnie che vogliono espandersi e necessitano di più spazio presso i data center, tra le quali citiamo eBay.com.
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