Google ha annunciato l’introduzione di una strategia di Disaster Recovery completa per i servizi di Google Apps, ovvero tutti i servizi online che il colosso offre. I downtime che hanno colpito Google ultimamente, soprattutto Gmail, hanno convinto la compagnia a cercare una strategia più accorta nella gestione dei dati.
Google ha illustrato alcune delle idee sfruttate dalle maggiori compagnie di hosting, spiegandone i motivi per i quali non sono adeguate. Un esempio è l’utilizzo di SAN, che risulta essere una soluzione eccessivamente costosa. Ecco che quindi Google spiega come sia più logico avere numerosi data center nei quali replicare e custodire i dati e i servizi, prevenendo i downtime.
La strategia di recovery di Google utilizza due variabili: RTO, ovvero Recovery Time Object, e RPO, ovvero Recovery Point Object. Si tratta di due variabili che incidono sulla ritorno online di un servizio dopo un downtime.
Google quindi collega tutti propri data centers, replicando i dati e il carico di lavoro, per supplire il non funzionamento di un data center con un altro immediatamente pronto.
Via | Google
Continua a leggere: Google: la strategia di Disaster Recovery
Spesso abbiamo parlato dei più grandi data center del mondo, ma raramente abbiamo la possibilità di vederli da dentro e sbirciarne le caratteristiche. Possiamo ora vedere 5 data center che offrono servizi Internet tra i più grossi al mondo, come quello di Google o CLUMEQ.
Il video che trovate in apertura riguarda il data center di Google. Dopo anni in cui Google ha tenuto le proprie strutture nella massima riservatezza, ha reso pubblico questo video che ne mostra l’interno. Si tratta di un container per data center risalente al 2005, quando Google era la prima compagnia a farne uso.
Continua a leggere: I 5 maggiori data center visti da dentro
Google ha sempre custodito con molta riservatezza le informazioni riguardanti i propri Data Center, ma soprattutto i propri server utilizzati nelle centinaia di strutture. Attualmente si parla molto più spesso delle politiche ambientali e delle innovazioni introdotte dai Data Center di Google, ma non abbiamo mai avuto modo di vedere più da vicino il cuore di queste strutture.
Nell’Aprile 2009 erano state diffuse su Internet alcune foto di un server Google, dall’architettura estremamente semplice. Oggi possiamo vedere nuove immagini che ritraggono un server molto più avanzato, alloggiato in un case standard da due unità. È dotato inoltre di moduli RAM con marchio Google.
Come i nostri colleghi di GadgetBlog ricordano, il vero cuore della potenza di Google risiede soprattutto nel software proprietario. Questo gestisce l’intero grid che distribuisce il carico di lavoro e lo storage sui vari nodi.
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Google non perde occasione per migliorarsi e migliorare i propri Data Center: l’attenzione nei confronti del risparmio energetico è altissima. Abbiamo visto come anche Facebook prenda esempio da Google per migliorare le prestazioni dei propri server, adottandone le innovazioni in termini di alimentazione.
Google lancia una nuova sfida ai propri data center con un nuovo brevetto depositato dalla Exaflop LLC: si interviene nella struttura stessa nel tentativo di migliorare il raffreddamento delle macchine, diminuendo il consumo energetico.
Il brevetto prevede, infatti, l’utilizzo di bacchette che dirigono l’aria fredda in parti ben precise dei server e dei racks, così da non disperdere il raffreddamento in punti morti e risparmiare quindi in elettricità Sopra ogni rack viene montato uno strumento che rileva la temperatura dei server e automatizza i cambiamenti di temperatura.
L’utilizzo dei chillers, ovvero i sistemi di raffreddamento dell’acqua che funzionano ad energia elettrica, verrebbe quindi ridimensionato al minimo.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Data Center Google: ancora miglioramenti per l'efficienza energetica

Facebook è un fenomeno globale e si trova a dover affrontare un carico di traffico davvero monumentale. Questo comporta costi di gestione dei propri data center davvero salati. Dopo un ampliamento delle proprie strutture e l’aggiunta di server, la decisione del management di Facebook è quella di imitare Google.
Seguire le orme del colosso di Internet comporta il tentativo di creare una infrastruttura tecnologica propria, risparmiando sulle soluzioni di terze parti. A questo scopo Michael Amir, server e data center engineer, è diventato dipendente Facebook da Marzo lasciando Google.
Dopo un lavoro di circa sei anni nella gestione dei sistemi elettrici e di raffreddamento dei data center di Google, Michael ne mutua alcune idee per introdurle nei data center di Facebook. I primi cambiamenti si verificano sul fronte dell’efficienza energetica: nei server di Google si è passati dall’alimentazione con UPS esterni all’uso di batterie direttamente inserite nei server stessi. Questa soluzione garantisce un risparmio economico.
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Google non ha mai ammesso quanti server esattamente utilizzasse nei propri data center. Una recente presentazione degli ingegneri di Google ha dimostrato come il colosso si stia preparando a gestire una cifra spaventosa di server: circa 10 milioni di server per il futuro.
Jeff Dean, uno dei responsabili dell’ultimo keynote ha parlato del computing system su larga scala, discutendo anche di alcuni dettagli tecnici rispetto all’infrastruttura della compagnia, composta da dozzine di data center sparsi per il mondo.
Dean ha anche parlato di un nuovo sistema di archiviazione e computazione chiamato Spanner, il quale cercherà di automatizzare il sistema di gestione dei vari servizi Google tra più data center, il che include l’assegnazione automatica delle risorse tra “intere flotte di macchine”.

L’ultimo aggiornamento trimestrale sull’efficienza energetica dei Data Center di Google ha dimostrato un lievissimo miglioramento rispetto al trimestre precedente, ma un complessivo grosso miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
La compagnia ha pubblicato i propri parametri di efficienza utilizzando il Power Usage Effectiveness (PUE), il parametro più importante per i data center “green”.
Secondo quanto dichiarato da Google, risultati simili, quadrimestre dopo quadrimestre, seguono perfettamente le aspettative. Durante il terzo trimestre il valore PUE di 1.22 è stato più alto del 1.20 registrato durante il secondo trimestre, ma si è trattato di un risultato preventivato a causa dell’impatto che ha l’avvicendamento delle stagioni sul consumo energetico. Se si esamina il PUE nell’arco di tutti e 12 i mesi scopriamo che la media è rimasta a 1.19.
Anno dopo anno, le performance energetiche dei data center migliorano grazie a sempre nuovi settaggli e applicazioni innovative. Il valore PUE è uno standard promosso da The Green Grid e altre compagnie del settore dei data center per fornire una misurazione concreta del rapporto tra potenza erogata alle attrezzature in funzione della quantità totale di potenza usata nella struttura complessiva.
Il PUE consente ai gestori di data center di calcolare il potenziale energetico utilizzato per gli strumenti IT rispetto agli strumenti non-IT come il raffreddamento e l’illuminazione.
Via | Datacenter Knowledge
Continua a leggere: Data center Google: aggiornamento trimestrale sull'efficienza energetica
Google container data center tour: un interessante video che ci mostra l’interno di uno dei datacenter di Google.

Qualche problemino nei Datacenter Google per il Google App Engine. Come si vede dal grafico il tempo di latenza in lettura e scrittura ha avuto un picco ieri, culminato in un arresto del servizio. “All applications accessing the Datastore are affected” è stato il messaggio ufficiale subito prima di entrare in stato di manutenzione non straordinaria.
Dopo qualche ora la situazione è stata ristabilita, anche se ad oggi non si conoscono i motivi del guasto. E’ interessante comunque notare che anche i datacenter dei giganti del web, ogni tanto abbiano qualche “sussulto”.
Continua a leggere: Datacenter Google: qualche problemino con Google App Engine

Dopo le anticipazioni di un paio di settimane fa, è arrivata la conferma che Yahoo costruirà un nuovo datacenter a Lockport, nello Stato di New York. Investimento di 150 milioni di dollari per una struttura che occuperà un’area di 121.500 metri quadri; verranno creati nuovi 125 posti di lavoro.
Il nuovo datacenter proporrà un nuovo design: il Yahoo Computing Coop. E’ stato lo stesso David Filo ad annunciarlo, dicendo che ricorda proprio un “allevamento di polli” perchè utilizzerà l’aria esterna per il raffreddamento dei server senza condizionatori. La struttura stessa è stata progettata per disperdere in maniera naturale il maggior calore possibile.
La sfida verso i datacenter Google si misurerà tramite l’efficienza energetica in PUE (power usage effectiveness): 1,16 per Google contro gli 1,12 dei datacenter Yahoo. Il tutto dovrebbe portare, secondo Filo, ad un taglio del 40% entro il 2014 dell’anidride carbonica immessa nell’aria.
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