
Spesso l’ICANN è stato criticato a causa dello sperpero di soldi che farebbe in occasione dei propri meeting, ma anche a riguardo degli stipendi da sogno dei membri stessi. I soldi spesi dall’ICANN riguardano tutti perchè derivano da una tassa sulla registrazione dei domini che i Registrar girano ai Registry, che a loro volta pagano l’ICANN.
Senza la registrazione dei domini, l’ICANN avrebbe un capitale davvero esiguo. L’associazione non-profit ha realizzato una bozza del budget da Luglio 2010 a Giugno 2011, accettando commenti a riguardo. Questo budget per il 2011 include una spesa di 60 milioni di dollari circa per le operazioni da effettuare. La bozza riporta le seguenti voci:
1. Nuovi TLD e IDN, per una spesa di 8.048 milioni di dollari
2. Sicurezza, Stabilità e Adattabilità: 7.087 milioni di dollari
3. Accordi globali e partecipazione internazionale: 6.792 milioni di dollari
4. Supporto per lo sviluppo delle policy: 6.421 milioni di dollari
6. Sostegno del collegio elettorale: 6.216 milioni di dollari
7. Funzioni dello IANA e operazioni di aggiornamento tecnologico: 5.804 milioni di dollari
8. Logistica per i meeting: $5.255 milioni di dollari
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Rod Beckstrom, CEO e presidente dell’ICANN, ha commentato il piano strategico dell’ICANN per Luglio 2010-Giugno 2013. Ecco le sue dichiarazioni:
Il meeting dell’ICANN in Seoul è stato il mio primo evento come CEO, ed è avvenuto in concomitanza con il lancio dell’ICANN Strategic planning process, uno strumento essenziale per la pianificazione delle operazioni e del budget dell’ICANN. Basandomi sulla mia esperienza nell’ICANN, mi sono interessato al processo che porta al planning negli anni scorsi, identificando gli argomenti chiave:
- stabilità e sicurezza del DNS
- scelta del consumatore, competizione ed innovazione
- IANA e operazioni essenziali
- un ecosistema Internet sano
Questi quattro focus costituiscono i blocchi essenziali per l’identificazione degli obiettivi da ottenere, per i progetti dell’ICANN.
Foto | Flickr
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Il terrore che gli indirizzi IPv4 finiscano entro questo anno invade Internet, ma pare che si possa tirare un sospiro di sollievo per ora. Secondo una dichiarazione dell’Internet Assigned Numbers Authority (IANA), ovvero l’organizzazione dipendente dall’ICANN che gestisce gli indirizzi IP, il 10.2% degli indirizzi IPv4 è ancora disponibile, garantendo una “scorta” sufficiente per 625 giorni.
John Curran, presidente e CEO dell’ARIN, ha dichiarato che le richieste di indirizzi IP verranno evase come sempre, spingendo però gli ISP ad adottare una nuova tecnologia. L’ARIN ha ottenuto ottimi risultati ottenendo indietro gli indirizzi IP inutilizzati; molti di questi erano stati dati in blocco a università e compagnie, rimanendo però inutilizzati per lungo tempo.
La priorità al momento è quella di spingere all’utilizzo degli IPv6.
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