
Volendo dare una risposta veloce alla domanda, i registrar hanno due name server perchè devono rifarsi alla normativa RFC 1034, pubblicata dall’Internet Engineering Task Force (IETF). Ma c’è una buona ragione per tutto ciò.
L’intento dello standard è quello di assicurare che i i name server siano dotati di ridondanza. Se uno dei due server cade, è sempre “vivo” il secondo, mantenendo così infatti intatta la possibilità di instradare gli utenti internet verso i siti registrati presso i fornitori di nome a dominio. Inoltre, i siti con carichi pesanti possono esssere ripartiti tra due name server.
Per le ragioni di cui sopra, l’intento è, quando sia possibile, di avere due name server diversi, in due luoghi diversi, i quali sfruttino due diversi indirizzi IP. Se avete un vostro server e non vi potete appoggiare ad un altro server per il DNS, si raccomanda di sfruttare uno dei tanti servizi di DNS a basso costo: si salvano così, tempo, denaro e si aderisce meglio agli standard.
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Una delle problematiche in cui spesso incorrono i nuovi proprietari di domini, e quindi di siti, è la gestione del materiale coperto da copyright. Mettiamo il caso che si voglia ospitare un video musicale sul proprio dominio, oppure offrire in download una canzone o ancora utilizzare una immagine di un altro sito. Tutto ciò è possibile senza nessuna cautela? No, a meno che non si abbia l’autorizzazione del proprietario del copyright per poter utilizzare il contenuto.
L’infrazione del copyright è considerata reato e, sebbene i servizi di hosting non siano responsabili per l’azione del cliente, essi possono essere comunque accusati per non aver posto fine all’infrazione in tempi rapidi. Se il vostro servizio di hosting riceve una segnalazione per ciò che riguarda un vostro contenuto di un altro proprietario dei diritti, la conseguenza più naturale è che vi troviate rimossi dai loro server, perdendo così ogni quota versata per il pagamento dei servizi.
Questo è ciò che accade nella grande maggioranza dei provider europei e nord-americani. Le compagnie di web-hosting in paesi in via di sviluppo sono spesso molto meno rigidi nell’osservanza delle leggi sul copyright.
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Se Intel cerca di ridurre drasticamente il numero dei propri data center, Yahoo invece rende noto di averne aperto uno nuovo, a La Vista in Nebraska. Sarà la struttura più grossa fino ad ora costruita dalla compagnia: in misure americane, si tratterà di una struttura da ben 180.000 square feet con una batteria di 100.000 server al suo interno, la maggior parte dedicato al servizio di posta elettronica offerto da Yahoo.
Al suo interno vi lavoreranno 50 persone. Nonostante la compagnia non versi in una situazione finanziaria particolarmente rosea, Yahoo continua ad investire in infrastrutture.
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Intel dà i numeri: 97 data centers e 100.000 server. Ecco le strutture utilizzate dalla compagnia, che sta puntando tutto nell’ottimizzazione dei propri data center. Intel intende infatti utilizzare il 70% dei server attualmente posseduti per utilizzarli in test e per lo sviluppo di nuove soluzioni. Il restante 30% funge da supporto.
I più esperti si accorgeranno che non si tratta di numeri poi così vertiginosi per una compagnia mondialmente nota, ma Intel intende addirittura diminuire drasticamente il numero delle infrastrutture. Da 97 data center a soli 8, che verranno dislocati tra Asia, Europa e America.
Per diminuire così drasticamente il numero dei propri data center, Intel ha deciso di utilizzare moduli che contengano dai 7 ai 10.000 server ciascuno, risparmiando così spazio, garantendo una maggiore flessibilità e facilità nella manutenzione.
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Sembra che ultimamente i data center non subiscano gli effetti della crisi, anzi, ricevano sempre più richieste da parte del mercato. Ecco perchè le strutture fanno di tutto per espandersi. Come conseguenza di questo trend, i provider stanno decidendo di cambiare i server, passando da 42 unità di server per struttura a 58 unità di media, permettendo un 25% in più di prestazioni occupando il medesimo spazio.
Ciò comporta una crescita verticale dell’infrastruttura, con un risparmio sull’affitto delle location. Hossein Faeth, presidente e CEO della DuPont Fabros Technology, ha dichiarato:
I nostri clienti sono sempre più sofisticati ed esigenti; ora comprendiamo che il potenziale della densità di macchine è legata alle dimensioni dei mobili (che ospitano i server). È possibile costruire verticalmente o orizzontalmente, ma quando costruisci postazioni per i server più alte non vi sono prezzi in più da pagare.
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Una equipe di scienziati di diverse università degli Stati Uniti ha proposto di riprogettare la CPU di un server con l’obiettivo di avere una fonte di energia indipendente dal controllore della memoria per i data center. Google, dalla sua parte, ha deciso di supportare questa ricerca fornendo 1 milione di dollari.
Questo progetto, se portato a compimento permetterà di mantenere l’alimentazione della memoria attiva, anche in caso di mancanza di alimentazione generale, prerogativa che renderebbe più rapido l’accesso ai dati. L’idea è una delle proposte che lancerà il nuovo progetto sostenuto da Google, incoraggiando lo sviluppo di nuove tecnologie per l’approvvigionamento energetico dei server.
All’inizio di questa settimana, il gigante di Internet ha deciso di donare 1 milione di dollari per questa iniziativa, frutto della collaborazione tra l’Università della California di Santa Barbara, Rutgers University, l’Università del Michigan e della Virginia. Inoltre, questa donazione sarà fornita in due anni e potrà essere prorogata di un anno, con uno stanziamento aggiuntivo di 500.000 dollari. Va sottolineato che i ricercatori di queste università lavoreranno direttamente supportati dal Greenscale Center presso UCSB.
Greenscale si farà fornitore di infrastrutture critiche per lo sviluppo del progetto, costruendo un Datacenter sperimentale Greenscale, un modello di data center in miniatura, dove i ricercatori potranno eseguire esperimenti che sarebbe impossibile produrre in un vero e proprio centro dati.“ ha dichiarato uno dei responsabili del progetto, Fred Chong Professore di Informatica presso UCSB
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Esistono molti siti che offrono la possibilità di visualizzare il Whois online, gratuitamente. Esistono anche versioni desktop molto utili, ma sui server Linux esiste l’ancora più agevole possibilità di visualizzare il WhoIs direttamente dalla command line.
Scrivendo:
whois domini.it
verrà visualizzato il registrar, lo stato della registrazione del dominio, la data in cui è stato registrato e la data del rinnovo, i name server, l’indirizzo di colui che registra il dominio e altre informazioni. Se vogliamo che le informazioni vengano automaticamente trasferite in un file dobbiamo digitare:
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Google ha sempre custodito con molta riservatezza le informazioni riguardanti i propri Data Center, ma soprattutto i propri server utilizzati nelle centinaia di strutture. Attualmente si parla molto più spesso delle politiche ambientali e delle innovazioni introdotte dai Data Center di Google, ma non abbiamo mai avuto modo di vedere più da vicino il cuore di queste strutture.
Nell’Aprile 2009 erano state diffuse su Internet alcune foto di un server Google, dall’architettura estremamente semplice. Oggi possiamo vedere nuove immagini che ritraggono un server molto più avanzato, alloggiato in un case standard da due unità. È dotato inoltre di moduli RAM con marchio Google.
Come i nostri colleghi di GadgetBlog ricordano, il vero cuore della potenza di Google risiede soprattutto nel software proprietario. Questo gestisce l’intero grid che distribuisce il carico di lavoro e lo storage sui vari nodi.
Continua a leggere: Data Center Google: fotografati in Cina i server

Microsoft ha deciso di lanciarsi nel mercato del cloud computing. Dopo l’atteso lancio di Azure, l’innovativa piattaforma cloud, Microsoft ha deciso di lanciare il nuovo dipartimento Cloud e Server.
Il nuovo dipartimento è controllato e diretto da Bob Muglia ed è stato pensato per consolidare e ampliare Windows Azure. Microsoft vuole ora contare su un team di persone dedicato esclusivamente ai i clienti e alle soluzioni Azure.
Il creatore del cloud computing Microsoft, Ray Ozzie, supervisionerà la struttura cercando sempre nuove soluzioni innovative. Attendiamo quindi i prossimi passi di Microsoft.
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Pare proprio che i data center Europei abbiano un difetto di base rispetto a quelli Americani: gli spazi costano molto di più. Una recente ricerca di una compagnia di consulenze ha predetto che la speranza di server meno costosi per l’Europa verrà disattesa; i prezzi, anzi, cresceranno ulteriormente.
Secondo la ricerca, l’incremento dei prezzi per i server e per gli spazi potrebbe essere legata all’aumento della domanda. Tra il 2010 e il 2015 la richiesta per lo spazio da dedicare alle stanze server crescerà in Europa addirittura del 70%.
Mentre i data center tenteranno di espandersi per venire incontro alla richiesta continua dei consumatori, i provider aumenteranno il prezzo per i server dedicati in modo da adeguarsi al mercato e sopravvivere. È stato previsto che in cinque anni le entrate dei data center raddoppieranno.
È quindi questo il miglior momento per investire e attendere i lauti guadagni dei prossimi cinque anni.
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