
Fra i termini utilizzati quando si parla di web hosting potreste essere incappati in questo: load balancing. In poche parole si tratta di un bilanciamento del carico di un server, come suggerisce il nome stesso. Se un fornitore di hosting si trova ad avere alcuni grandi clienti su pochi server, potrebbe distribuire il carico su un numero elevato di server, condividendo il “peso” ed evitando che quei pochi server non si arenino.
I principali vantaggi di questo tipo di gestione sono l’elevata capacità di calcolo dettata dal cluster, la ridondanza, la scalabilità e quindi affidabilità:
“La scalabilità deriva dal fatto che, nel caso sia necessario, si possono aggiungere nuovi server al cluster. Mentre la maggiore affidabilità deriva dal fatto che la rottura di uno dei server non compromette la fornitura del servizio; non a caso i sistemi di load balancing in genere integrano dei sistemi di monitoraggio che escludono automaticamente dal cluster i server non raggiungibili ed evitano in questo modo di far fallire una porzione delle richieste degli utenti.”
Se il volume di traffico del vostro sito è notevole o gestite servizi particolari come e-commerce, IRC, giochi online, ecc., è veramente importante trovare un fornitore di hosting con un’infrastruttura server in “load balancing”.
Ad agosto le alte temperature e le ferie dei manutentori possono essere critiche per la salute dei server e dei dati in essi archiviati. Il backup diventa quindi una procedura essenziale per non ritrovarsi in cattive acque al ritorno dalle vacanze, lunghe o brevi che siano.
Questi sono i punti essenziali da non dimenticarsi.
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Microsoft ha stretto allenza con Dell, HP e Fujitsu per vendere i propri server preconfigurati Azure di Microsoft, allo scopo di fornire strumenti già pronti per l’hosting. Questi server permetteranno alla compagnia di utilizzare il cloud privato, con il quale potranno hostare le proprie applicazioni o organizzarle nei vari data center interni, andando a differenziarsi dal cloud pubblico, nel quale le applicazioni vengono affidate a data center esterni.
I clienti di questo tipo di progetto sono le grandi compagnie che vogliono espandersi e necessitano di più spazio presso i data center, tra le quali citiamo eBay.com.
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La scorsa notte un terremoto di magnitudo 7.2 ha scosso tutta la zona tra Messico e California, causando un certo numero di danni nelle aree vicine all’epicentro. Nessun danno invece per i data center in zona, soprattutto per quanto riguarda le strutture della Silicon Valley.
Sebbene gli edifici abbiano tremato alquanto, i server erano al sicuro grazie alle tecnologie di isolamento sismico appositamente studiate: nel video in apertura potete vederne un esempio concreto. I data center si confermano tra le strutture più sicure in caso di disastro naturale di questo tipo, grazie alle misure intraprese nel tempo.
Continua a leggere: Data center: nessun danno dopo il terremoto di Baja
Ieri Wikipedia ha sofferto dell’effetto riscaldamento: il surriscaldamento di un server in un data center Europeo ha comportato lo shutdown e il down del sito dell’enciclopedia online per alcune ore.
Normalmente, quando un incidente simile colpisce un grosso data center, un meccanismo reindirizza il traffico verso un altro data center. Nel caso di Wikipedia questo meccanismo non ha funzionato, rendendo il sito irraggiungibile in tutto il mondo. Sul sito è comparso questo annuncio:
Poichè il down ha colpito tutta Wikipedia e l’accesso ad altro progetti per gli utenti Europei, siamo costretti a reindirizzare tutto il traffico verso i cluster della Florida, dove esiste una procedura di failover standard che cambia i nostri DNS. In ogni caso, subito dopo questo reindirizzamento, si è scoperto che il meccanismo di failover non ha funzionato, causando un malfunzionamento globale dei DNS e rendendo irraggiungibile Wikimedia.
Il data center che ha creato il problema si trova ad Amsterdam e ospita 50 server. Non è noto a cosa sia stato dovuto il surriscaldamento.
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Se vi è mai stato impedito di prendere un volo a causa dell’overbooking o avete dovuto fare lunghe code per entrare nei parchi divertimento, vi è probabilmente familiare il concetto di overselling.
Quello che in pochi sanno è che, come tutti gli altri fornitori di servizi, anche i web host sono spesso colpevoli di “sovraffollamento” dei server, dovuto al fenomeno dell’overselling. I provider di servizi di hosting, salvo richieste specifiche, utilizzano gli stessi server in condivisione su più utenti allo scopo di tenere i prezzi bassi e incrementare i profitti, arrivando spesso ad avere migliaia di clienti su un singolo server.
Questo tipo di comportamento funziona fino a quando non avviene una eccessiva richiesta di risorse da parte di un singolo sito, comportando quindi un rallentamento (se non addirittura uno stop) del servizio per tutti gli altri utenti che si appoggiano sullo stesso server.
Mentre si è certi che quasi tutti i web host tendano ad utilizzare questa tecnica, ve ne sono alcuni noti per l’abuso che ne fanno. Esistono infatti casi storici di problematiche di stabilità e down avvenuti all’inizio dell’anno scorso legate proprio all’overselling di un noto provider americano.
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Volendo dare una risposta veloce alla domanda, i registrar hanno due name server perchè devono rifarsi alla normativa RFC 1034, pubblicata dall’Internet Engineering Task Force (IETF). Ma c’è una buona ragione per tutto ciò.
L’intento dello standard è quello di assicurare che i i name server siano dotati di ridondanza. Se uno dei due server cade, è sempre “vivo” il secondo, mantenendo così infatti intatta la possibilità di instradare gli utenti internet verso i siti registrati presso i fornitori di nome a dominio. Inoltre, i siti con carichi pesanti possono esssere ripartiti tra due name server.
Per le ragioni di cui sopra, l’intento è, quando sia possibile, di avere due name server diversi, in due luoghi diversi, i quali sfruttino due diversi indirizzi IP. Se avete un vostro server e non vi potete appoggiare ad un altro server per il DNS, si raccomanda di sfruttare uno dei tanti servizi di DNS a basso costo: si salvano così, tempo, denaro e si aderisce meglio agli standard.
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Una delle problematiche in cui spesso incorrono i nuovi proprietari di domini, e quindi di siti, è la gestione del materiale coperto da copyright. Mettiamo il caso che si voglia ospitare un video musicale sul proprio dominio, oppure offrire in download una canzone o ancora utilizzare una immagine di un altro sito. Tutto ciò è possibile senza nessuna cautela? No, a meno che non si abbia l’autorizzazione del proprietario del copyright per poter utilizzare il contenuto.
L’infrazione del copyright è considerata reato e, sebbene i servizi di hosting non siano responsabili per l’azione del cliente, essi possono essere comunque accusati per non aver posto fine all’infrazione in tempi rapidi. Se il vostro servizio di hosting riceve una segnalazione per ciò che riguarda un vostro contenuto di un altro proprietario dei diritti, la conseguenza più naturale è che vi troviate rimossi dai loro server, perdendo così ogni quota versata per il pagamento dei servizi.
Questo è ciò che accade nella grande maggioranza dei provider europei e nord-americani. Le compagnie di web-hosting in paesi in via di sviluppo sono spesso molto meno rigidi nell’osservanza delle leggi sul copyright.
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Se Intel cerca di ridurre drasticamente il numero dei propri data center, Yahoo invece rende noto di averne aperto uno nuovo, a La Vista in Nebraska. Sarà la struttura più grossa fino ad ora costruita dalla compagnia: in misure americane, si tratterà di una struttura da ben 180.000 square feet con una batteria di 100.000 server al suo interno, la maggior parte dedicato al servizio di posta elettronica offerto da Yahoo.
Al suo interno vi lavoreranno 50 persone. Nonostante la compagnia non versi in una situazione finanziaria particolarmente rosea, Yahoo continua ad investire in infrastrutture.
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Intel dà i numeri: 97 data centers e 100.000 server. Ecco le strutture utilizzate dalla compagnia, che sta puntando tutto nell’ottimizzazione dei propri data center. Intel intende infatti utilizzare il 70% dei server attualmente posseduti per utilizzarli in test e per lo sviluppo di nuove soluzioni. Il restante 30% funge da supporto.
I più esperti si accorgeranno che non si tratta di numeri poi così vertiginosi per una compagnia mondialmente nota, ma Intel intende addirittura diminuire drasticamente il numero delle infrastrutture. Da 97 data center a soli 8, che verranno dislocati tra Asia, Europa e America.
Per diminuire così drasticamente il numero dei propri data center, Intel ha deciso di utilizzare moduli che contengano dai 7 ai 10.000 server ciascuno, risparmiando così spazio, garantendo una maggiore flessibilità e facilità nella manutenzione.
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