Per chi segue da vicino le vicende legate alle dispute per nomi a dominio, avrà notato come l’operatore mobile estero Verizon sembrava aver rinunciato a questo tipo di cause, cercando solamente di denunciare i casi di typo sul proprio marchio.
Le cose sembrano essere cambiate: Verizon ha sottoposto quattro casi UDRP al World Intellectual Property Organization (WIPO) negli ultimi 3 giorni. Una di queste è per ottenere il dominio wwwverizon.com, un caso di typo che ha scosso Verizon sin dall’inizio. Perchè affidarsi a casi UDRP e non alle più classiche azioni legali? Probabilmente perchè questi typosquatter sono difficili da rintracciare. Nel caso del dominio verizonewireless.com, i dati di whois cambiano costantemente. I due nomi a dominio wwwverizon.com e verzonwireless.com, invece, sono attualmente in possesso presso qualcuno in Russia e Polonia.
Combattere i casi di typo con le classiche azioni legali, inoltre, costa molto di più in termini di denaro.
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Una delle chef più famose, Rachael Ray, lascia i fornelli per addentrarsi con il coltello tra i denti nel mondo delle dispute. La Ray si sarebbe rivolta al National Arbitration Forum per due casi di dispute per typo.
Uno dei domini è Rachelray.com che, come potete notare, non ha la seconda ‘a’ nel nome Rachael e il secondo è Rachealray.com, che scambia la posizione tra le lettere ‘e’ e ‘a’. Entrambi i domini reindirizzavano il traffico a freegifster.com, ove vengivano offerti strumenti per la cottura dei biscotti e veniva addirittura utilizzata l’immagine della chef.
Il primo typo è stato registrato a nome di Rachel Ray Techniques Pvt. Ltd., mentre il secondo dominio ha impostato la whois privacy. I fan della chef sembrano sbagliare spesso durante la digitazione; pare infatti che il primo dominio contestato riceva oltre 20.000 visitatori unici al mese e il secondo 6.000 visitatori unici al mese.
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La New York Times Company ha vinto un arbitraggio sottoposto al National Arbitration Forum per un caso di typosquatting che coinvolge quattro nomi a dominio.
La denuncia è stata effettuata in Marzo e i nomi a dominio oggetto della disputa sono newyourktimes.com, newyortimes.com, neyyorktimes.com e newyoktimes.com. I quattro domini sembravano essere di proprietà di quattro persone diverse, ma un precedente caso dalla Microsoft ha legato l’identità di tutti i possessori ad un’unica entità.
Il New York Times ha ovviamente vinto il caso per l’ennesima volta. La sua prima disputa risale al 2000, quando disputò contro la compagnia “New York Internet Services” per il domain name NewYorkTimes.com, poi vinto dalla famosissima testata.
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Il portfolio di Meet Alf Temme conta più di centinaia di casi di cybersquatting tramite typo e marchi infranti. Il cybersquatter ha affrontato numerose cause anno dopo anno contro numerose grosse compagnie, tra le quali Dell, Air France e America Online. Costui ha ammesso di essere un typosquatter, ovvero utilizza nomi di marchi con all’interno tipici errori di digitazione, come d3ell.com, per vendere tramite i propri siti. Questa volta è Microsoft a denunciarlo e Temme non vuole cedere.
Microsoft ha denunciato lo scorso mese Temme per violazione del marchio. Un discreto numero di suoi domini, tra i quali ho0tmail.com e hot5mail.com, sono incredibilmente simili ai marchi registrati di Microsoft. La compagnia ha inizialmente richiesto un risarcimento di 2.4 milioni di dollari, scendendo poi ad un compromesso di 500.000 dollari. Nonostante abbia ammesso la violazione del Anti-Cybersquatting Consumer Protection Act, Temme continua a non vedere nulla di sbagliato nelle proprie azioni, ritenendo la “punizione” richiesta ridicola.
Il typosquatter è piuttosto contrariato con Microsoft a causa della denuncia, dichiarando che sarebbe stato felice di cedere i domini alla compagnia se avesse ricevuto una semplice lettera di richiesta. Comunque vadano a finire i casi portati in tribunale, Temme non intende cedere e proseguirà la sua attività di cybersquatting.
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Un interessante caso UDRP sottoposto al National Arbitration Forum dimostra come il fenomeno del typosquatting si evolva, venendo anche sfruttato in alcuni casi.
La compagnia che detiene il dominio CanadaDrugs.com, una popolare farmacia online, ha sporto denuncia contro il proprietario del dominio CanadaRugs.com, un dominio parcheggiato contenente link a vendita di tappeti (rugs).
I proprietari di CanadaDrugs.com cercano di sostenere che il dominio CanadaRugs.com sia un tentativo di typosquatting:
Continua a leggere: Typosquatting: CanadaDrugs.com contro CanadaRugs.com
Un nuovo studio della Corporation Service Company (CSC), che si occupa di protezione dei marchi registrati, mostra come il www senza il punto sia il più comune prefisso sfruttato da coloro che infrangono i marchi registrati nei nomi a dominio.
E’ forse ancora più interessante notare che la maggior parte delle compagnie che possiedono anche i domini con gli errori di battitura del proprio sito non si preoccupano di creare dei redirect al sito principale. Il 67% dei possessori di domini con errori di www non effettuano il redirect al proprio sito attivo. L’80% dei domini con errori di scrittura, posseduti sia da cybersquatter che da legittimi proprietari, puntano a pagine con pubblicità pay-per-click.
Il CSC ha stabilito che il suffisso più comune aggiunto ai marchi infranti è “online”.

Che ad Harvard con l’ultimo studio avessero portato alla luce il fatto che Google, grazie al typosquatting, incassa ogni anno quasi mezzo miliardo di dollari, è una cosa già assodata da tempo, ma i numeri dello studio, letti in chiave proporzionale, rivelano quanto sia diffuso il fenomeno di sfruttamento del lavoro altrui.
Gli associati responsabili dello studio hanno infatti effettuato l’analisi del traffico e delle ads di 3264 siti popolari, rilevando circa 280 siti “typosquattati” legati ad alcuni di essi, avendo una incidenza di quasi il 10%, ovvero di un sito che sfrutti errori di battitura ogni 10 osservati.
La buona fede della registrazione di questi siti “con errori di battitura” è tendente allo zero, come si deduce dai dati osservati: oltre il 60% di questi si appoggia infatti su Google Adwords (che di certo non si offende per la richiesta di servizio), presentando quindi nella proprie pagine pubblicità topic e word based, beneficiando quindi, seppur in modo indiretto, di infringment dei marchi registrati.
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Grazie ad una pronta segnalazione del nostro lettore Breaking News Blog vi diamo notizia che il dominio ICAAN.org è in vendita. Il domain name ha già offerte e ha di base del buon traffico.
Il traffico al sito è dovuto all’errore di scrittura degli utenti che cercano l’ICANN, Internet Corporation of Assigned Names And Numbers. Il semplice errore di una lettera ha determinato il successo di un dominio che nasce dal fenomeno del typosquatting, ovvero la registrazione di domain name simili a marchi o nomi conosciuti sfruttando gli errori di scrittura degli utenti.
L’asta per il dominio ICAAN.org partiva da una cifra base di soli 69 dollari, probabilmente con l’obiettivo di arrivare in breve tempo ad offerte da capogiro. Come reagirà l’ICANN? Ci sarà una disputa? Attendiamo gli sviluppi e ringraziamo ancora per la segnalazione.

Una decisione del Wipo ha dato ragione a Wikipedia. L’enciclopedia online aveva deciso di ricorrere al giurì internazionale in merito ai domini wikipeadia.com e wikipediia.com.
Il Wipo ha sentenziato che si tratta di un caso di typosquatting, con domini registrati in cattiva fede, e che crea confusione negli utenti. A quanto pare il registrante, tale Kevo Ouz, non è nuovo a trovate del genere avendo registrato appl-e.com, aple.com, newyorktime.us e wwwworldcupsoccer.com.
Abbiamo spesso parlato di come sia importate verificare la disponibilità di un dominio prima di scegliere definitivamente il nome della propria azienda.
E’ quanto capitato a coniugi Butterfield, fondatori di Flickr, servizio che ospita immagini e foto online. Ad entrambe piaceva la parola “flicker”, per le connessioni che poteva avere in inglese con altre parole come “schermo” ed “immagini”. Ad un controllo, scoprirono che Flicker.com era già stato registrato, così decisero di togliere la “e”, registrato l’ormai celeberrimo flickr.com.
Cosa è successo a Flicker.com? Niente, nel momento in cui scriviamo si tratta di una pagina di domain parking, con dati decisamente interessanti.