
La Take-Two Interactive Software, compagnia che ha pubblicato grandi titoli nell’ambito dei videogiochi tra i quali la serie Grand Theft Auto e BioShock, ha perso un arbitraggio a riguardo dell’assegnazione del nome a dominio BioShock.com.
La Take-Two ha richiesto il marchio registrato sul termine BioShock nel 2005 con “intenzione di utilizzo”, utilizzandone poi il marchio ufficialmente nel 2007 sul mercato. La compagnia sottolinea come si sapesse dell’intenzione di creare il gioco BioShock già nel 2005, prima che Frank Schilling’s Name Administration acquisisse il dominio contestato proprio in quel periodo.
Anche la Johnson & Johnson ha tentato di ottenere il marchio registrato sul termine BioShock per altri utilizzi, abbandonando poi l’impresa. Il dominio risulta quindi generico, in quanto conteso da più compagnie per scopi molto diversi tra loro; ecco perchè il Panelist del WIPO ha ritenuto che il dominio non fosse stato registrato in cattiva fede. Ecco come la Take-Two non possa avanzare richieste, perdendo l’arbitraggio.
Foto | Flickr
Continua a leggere: BioShock.com: la Take-Two Interactive Software non vince la causa

Scegliere un nome a dominio basato su un “domain hack” non è mai una buona idea. Con “domain hack” si intende quando il top level domain (ovvero l’estensione) viene presa come parte della keyword oggetto del dominio. Un esempio di come il domain hack non paghi, lo ha offerto il World Intellectual Property Organization (WIPO) con una decisione.
Sazze Inc, la compagnia che ha registrato il dominio hack DealsPl.us, ha perso la causa contro i proprietari del dominio DealsPlus.com. DealsPl.us è un grosso sito Web che riceve milioni di visite uniche al mese, ma la scelta del dominio non è stata delle più immediate e felici. Nel tentativo di ottenere il dominio migliore e più facile da ricordare, la Sazze ha richiesto un arbitraggio, ma il Panelist ritiene che DealsPlus.com non sia stato registrato, né venga usato in cattiva fede.
Continua a leggere: Domain Hack: DealsPl.us non ottiene DealsPlus.com

Dolce & Gabbana, casa di moda italiana molto amata e conosciuta in tutto il mondo, si è trovata a dover disputare un nome a dominio tramite il WIPO Arbitration and Mediation Center. Il dominio oggetto della disputa è dandg.com, che è sembrato troppo simile al marchio registrato “D&G”.
Il dominio contestato era stato anche messo all’asta, ma il WIPO ha l’ha bloccato consegnandola alla casa di moda.
Foto | Flickr

Anche la ricca e capricciosa ereditiera Paris Hilton si è dovuta rivolgere al WIPO Arbitration and Mediation Center reclamando i diritti sul nome a dominio paris-hilton-perfume.net. “Paris Hilton” non è solo il nome dell’amata/odiata celebrità (??), ma anche un marchio registrato che rappresenta la sua linea di abiti e profumi per uomo e animali.
Il dominio Paris-hilton-perfume.net è stato registrato da Troy Rushton il 31 Marzo 2010 e, sebbene il caso non sia risolto, sappiamo bene come si concluderà. Cosa spinge persone come Rushton a scontrarsi con i grandi nomi, pur di mantenere un dominio?
Foto | Flickr
Continua a leggere: Paris Hilton nel mondo della dispute per nomi a dominio
Per chi segue da vicino le vicende legate alle dispute per nomi a dominio, avrà notato come l’operatore mobile estero Verizon sembrava aver rinunciato a questo tipo di cause, cercando solamente di denunciare i casi di typo sul proprio marchio.
Le cose sembrano essere cambiate: Verizon ha sottoposto quattro casi UDRP al World Intellectual Property Organization (WIPO) negli ultimi 3 giorni. Una di queste è per ottenere il dominio wwwverizon.com, un caso di typo che ha scosso Verizon sin dall’inizio. Perchè affidarsi a casi UDRP e non alle più classiche azioni legali? Probabilmente perchè questi typosquatter sono difficili da rintracciare. Nel caso del dominio verizonewireless.com, i dati di whois cambiano costantemente. I due nomi a dominio wwwverizon.com e verzonwireless.com, invece, sono attualmente in possesso presso qualcuno in Russia e Polonia.
Combattere i casi di typo con le classiche azioni legali, inoltre, costa molto di più in termini di denaro.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Verizon presenta quattro reclami in un solo giorno

La A & H Sportswear Co., compagnia che detiene ben due marchi registrati “Magic Bra”, ha perso una disputa UDRP per il nome a dominio MagicBra.com. Il dominio è stato registrato da Hu Yanlin, residente in Beijing (Cina) nel 2001 e l’uomo dichiara di non aver mai avuto in mente i marchi della A & H Sportswear.
Yanlin ha infatti dichiarato che il termine “magic bra” è descrittivo e non si riferisce esclusivamente al reggiseno delle meraviglie, ovvero quello che riesce a far sembrare il seno pià grosso, ma si può riferire anche a differenti metodi per l’aumento del seno come operazioni, alimentazione o sport. La compagnia non può quindi pretendere i diritti esclusivi su un termine descrittivo generico come quello.
Il panelist del WIPO ha ritenuto che il dominio fosse troppo simile al marchio della A & H Sportswear, ma nonostante ciò ha ritenuto che Yanlin avesse legittimi diritti sul nome a dominio, proprio in quanto termine descrittivo generico come sostenuto dall’uomo, lasciandogli quindi il possesso di MagicBra.com.

Il WIPO ha comunicato il risultato di un arbitraggio per nome a dominio, conclusosi a favore della casa di moda Chanel. Il dominio oggetto della disputa è chanelfans.com.
Chanel ha infatti dichiarato all’Arbitration and Mediation Center di possedere i diritti legali sul dominio in questione, possedendo in tutto il mondo il marchio registrato “Chanel”. Il dominio, inoltre, veniva utilizzato in cattiva fede per vendere orologi contraffatti e guadagnare sulla confusione generata negli utenti.
Il possessore del dominio non ha mai risposto alla disputa e il Panel ha deciso in favore della casa di moda.
Continua a leggere: Arbitraggio consegna ChanelFans.com a Chanel
Facebook si è impegnato nell’ennesima disputa rivolgendosi al World Intellectual Property Organization per ottenere il nome a dominio Facebook.me. Il dominio è attualmente registrato a nome di un uomo degli Emirati Arabi.
L’estensione .ME è tecnicamente il ccTLD per il Montenegro, ma viene spesso pubblicizzata ed utilizzata per personalizzare i nomi a dominio con l’ottimo gioco di parole che il “me” permette. Non sarebbe la prima volta che il social network si trova a disputare un dominio con estensioni di ogni tipo, come Facebook.ir, .nl, .es, .com.au e .ie.
Pare proprio che Facebook non abbia però tutti i diritti su qualsiasi dominio che includa i termini “face book”, poichè si tratta di una terminologia in uso da molti anni prima che nascesse il social network. Un esempio di ciò è la Syracuse University, che ha ottenuto i diritti sul dominio SUfacebook.com nel 2004.
Foto | Flickr

Lacoste si unisce al treno dei grandi marchi che si rivolgono al WIPO Arbitration and Mediation Center, richiedendo questa volta il trasferimento presso di sé del nome a dominio lacosteshopsale.com. Come possiamo ben immaginare, Lacoste è un marchio registrato in tutto il mondo e il possessore del dominio ha infranto il marchio, utilizzando inoltre il domain name in cattiva fede.
Il dominio infatti attraeva gli utenti e offriva prodotti come se fossero autorizzati dalla Lacoste. La casa di moda ha quindi ottenuto il trasferimento del dominio senza troppi problemi.
Foto | Flickr

Il designer di moda francese Sandro Andy ha perso una disputa per ottenere il nome a dominio Sandro.com. La sua compagnia dovrà accontentarsi del dominio attualmente in suo possesso, Sandro-Paris.com.
La compagnia si era rivolta al World Intellectual Property Organization contro Alessandro Balzarin di Frankentahl, Germania. Balzarin ha registrato il dominio nel lontano 1997 poichè, come sappiamo bene noi italiani, Sandro è il diminuitivo comune per Alessandro. Inoltre il fotografo ha pubblicato diverse sue immagini sulla stampa utilizzando il nome “Sandro” al posto del proprio nome completo.
L’arbitro del WIPO ha ritenuto che Balzarin avesse il legittimo diritto di avere il domain name, non registrato in cattiva fede. Ogni tanto anche i “pesci grossi” non riescono ad averla vinta sui pesci piccoli.
Continua a leggere: Casa di moda francese perde la disputa per il Sandro.com