Il Financial Times: controllo sul Web dei governi e ritardo dei nuovi gTLD

2010-12-30T15:54:37+00:00 30/dicembre/2010 |Identità online|

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Il controllo di internet da parte dei governi è apparentemente una battaglia senza fine tra governi e relativi sostenitori da un lato, solitamente chi ne guadagnerebbe qualcosa, e gli oppositori dall’altro.

Il Financial Times ha pubblicato un articolo sul tema, partendo da WikiLeaks il cui “indomabile flusso di rivelazioni ha comportato l’intensificarsi degli sforzi da parte dei governi per esercitare maggiore controllo sulle informazioni e la complessa tecnologia che fa da sfondo alla loro disponibilità su internet. Dalle Nazioni Unite all’organismo di autogoverno che supervisiona gli indirizzi web, i paesi stanno lavorando per affermare maggiore autorità, con maggiore successo”.

L’articolo poi tratta dei nuovi Top Level Domain generici e il FT sostiene che le proteste dei governi sarebbero state fra le principali cause del ritardo nell’introduzione di queste nuove estensioni.
“I reclami ufficiali da parte del governo americano hanno contribuito a ritardare il debutto di diversi nuovi gTLD. Le grandi aziende erano allarmate dal dover registrare dozzine di nuovi domini per proteggere il proprio brand. Hanno protestato con il dipartimento del commercio statunitense, il quale ha scritto una lettera pubblica ad ICANN. Quest’ultimo si è arreso, dicendo che avrebbe riunito una commissione composta da rappresentanti di oltre 100 paesi e ascoltato le loro opinioni”.

Un altro argomento affrontato riguarda l’interesse dei governi per la sicurezza, che va ben al di là del caso WikiLeaks e le sue rivelazioni sulla diplomazia statunitense, ma in considerazione della minaccia crescente degli hacker per la sicurezza nazionale e le sue infrastrutture. Il FT riporta l’esempio della censura Cinese sui media che risale certamente a molto tempo prima la nascita di internet.