Il più grande attacco informatico della storia dal provider olandese Cyberbunker

2013-03-28T12:51:16+00:00 28/marzo/2013 |Cybercrime|

cyberbunkerNei giorni precedenti è stato lanciato quello che la BBC ha definito il più grande attacco informatico che la storia ricordi tanto che anche Google ha risentito fortemente del problema e Internet in generale ha avuto pesanti rallentamenti.

La serie di attacchi è partita il 19 marzo scorso da parte di Cyberbunker, un provider olandese, ai danni di Spamhaus, organizzazione internazionale senza fini di lucro  attiva nella lotta contro lo spam. Ma vediamo di ricostruire meglio i perché della vicenda. Tutto è cominciato in seguito alla decisione di Spamhaus di bloccare i server gestiti da Cyberbunker perché ritenuta un mittente di email spazzatura. La società olandese di hosting era infatti finita nell’elenco  degli spammer redatto da Spamhaus, definita da quest’ultima un covo di matti che credono di essere in diritto di spammare. Cyberbunker dal canto suo invece invece si dichiara un’azienda che offre servizi web a tutti, tranne siti di terrorismo e pedopornografia e tramite il suo portavoce Sven Olaf Kamphuis aveva replicato a Spamhaus di abuso di posizione, non potendo stabilire  “ciò che può stare o non può stare sul web” in modo così ingiusto. Ebbene secondo Spamhaus ci  sarebbero proprio gli spammatori olandesi dietro il cyberattacco partito il 19 marzo.

A quando pare nell’aggressione informatica l’ondata di dati ha raggiunto soglie di 300 Gigabit per secondo, ovvero 300 miliardi di bit al secondo. È stato colpito anche il sistema di Domain Name System (DNS) e sembra che  la potenza sia tale da rischiare di danneggiare anche le infrastrutture governative. Alan Woodward,  professore alla University of Surrey ed esperto di sicurezza informatica  ha dichiarato: “L’effetto a catena generato da questo attacco sta avendo ripercussioni su Internet a livello globale”. Per fortuna aziende come Google si sono offerte per aiutare ad assorbire tutta questa massa di dati in rete, così da evitare effetti ancora più dannosi per Internet.