Cambridge Analytica: a che punto siamo?

2018-04-05T08:41:36+00:00 04/aprile/2018 |Cybercrime|

Abbiamo assistito tutti piuttosto basiti a quanto accaduto con Cambridge Analytica e Facebook. La raccolta di dati ad opera di Cambridge Analytica, azienda di consulenza e marketing online, specializzata nella raccolta di dati degli utenti per profilazione e targetizzazione, che ha messo in crisi Facebook per quanto riguarda il tema della privacy e della sicurezza fino a costringere  Zuckerberg a una serie di dichiarazioni pubbliche sulla sicurezza del social più famoso al mondo, sembra avere avuto un’eco importantissima.

Si sa che Facebook ha avuto un crollo in borsa e sta avendo non pochi problemi per dimostrare l’attenzione alla sicurezza, che ha visto anche le dimissioni del responsabile (Alex Stamos), ma che ha costretto la società a una serie di riflessioni importanti. E mentre Facebook prova a ricostruire la propria immagine, certamente danneggiata da quanto accaduto, l’attenzione si è necessariamente spostata proprio si Cambridge Analytica.

Matthew Hindman, professore associato della George Washington University (Media and Public Affairs), in un articolo pubblicato su The Conversation, ha cercato di spiegare come Cambridge Analytica possa impossessarsi dei dati degli utenti ed eventualmente sfruttarli per pubblicizzare se stessa e la propria attività.

La ricerca di Hindman si basa proprio sulla possibilità che i dati degli utenti possano essere rintracciati come è stato già fatto, ma anche riutilizzati a tutto vantaggio della stessa Cambridge Analytica.

Lavorare su enormi gruppi di dati, come ha fatto anche Netflix in passato, può effettivamente permettere alle aziende azioni di ogni tipo: da quelle più strettamente promozionali a quelle di analisi del target destinate a una maggiore efficacia del posizionamento delle stesse aziende. Rispetto a questo tema Kogan ha sempre sostenuto che per quanto sia fattibile un’analisi dei “mi piace” che permette di raccogliere una serie di informazioni importanti, è chiaro che come ha sottolineato lo stesso Kogan  la “correlazione tra i punteggi previsti e quelli effettivi … era intorno al 30% per tutte le dimensioni della personalità“.

Per inquadrare bene quanto dichiarato da Kogan vediamo anche la sua intervista alla CNN

Come andrà dunque avanti questa intricata vicenda? Chi ne uscirà distrutto e chi con una grande eco in termini di pubblicità? Vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà ma per il momento diventa difficile immaginare una soluzione diversa dalla crisi o dalle difficoltà di una o dell’altra parte.